
| Alienazione Genitoriale (SAP) |
Un orribile abuso contro i bambiniDal sito : http://www.alienazione.genitoriale.com/l%E2%80%99alienatore-attivo/ La alienazione genitoriale: cosa è
La alienazione genitoriale è una forma di abuso contro i bambini coinvolti in separazioni conflittuali, identificata e descritta come sindrome (PAS è l’acronimo di Parental Alienation Syndrome) dallo psichiatra americano Richard A. Gardner, che la definisce come:
« Un disturbo che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli. In questo disturbo, un genitore (alienatore) attiva un programma di denigrazione contro l’altro genitore (genitore alienato). Tuttavia, questa non è una semplice questione di “lavaggio del cervello” o “programmazione”, poiché il bambino fornisce il suo personale contributo alla campagna di denigrazione. È proprio questa combinazione di fattori che legittima una diagnosi di PAS. In presenza di reali abusi o trascuratezza, la diagnosi di PAS non è applicabile » La PAS, secondo Gardner, è prodotta da una “programmazione” dei figli da parte di un genitore patologico (genitore alienante): una specie di lavaggio del cervello che porta i figli a perdere il contatto con la realtà degli affetti, e ad esibire astio e disprezzo ingiustificato e continuo verso l’altro genitore (genitore alienato). Le tecniche di “programmazione” del genitore alienante, tipicamente comprendono l’uso di espressioni denigratorie riferite all’altro genitore; false accuse di trascuratezza, violenza o abuso (nei casi peggiori, anche abuso sessuale); la costruzione di una “realtà virtuale familiare” di terrore e vessazione che genera, nei figli, profondi sentimenti di paura, diffidenza e odio verso il genitore alienato. I figli, quindi, si alleano con il genitore “sofferente” da cui sanno di dipendere; iniziando ad appoggiare la visione del genitore alienante, esprimendo, in modo apparentemente autonomo, astio, disprezzo e denigrazione contro il genitore alienato. La “programmazione” arriva a distruggere la relazione fra figli e genitore alienato: i bambini arrivano a rifiutare qualunque contatto, anche solamente telefonico, con il genitore alienato. Perché si possa parlare di PAS, però, è necessario che l’astio, il disprezzo, il rifiuto non siano giustificati (o giustificabili) da reali mancanze, trascuratezze o addirittura violenze del genitore alienato. I bambini più facilmente condizionabili e plasmabili sono i figli unici o comunque privi di altre figure importanti capaci di stemperare le tensioni e disperdere le negatività dell’alienazione, con scarsa autonomia e autostima; il bimbo è poco condizionabile fino ai 2 anni, poi la sua plasmabilità aumenta fino ai 7-8 anni per rimanere stazionaria fino ai 15. Le tre tipologie di alienatori Per la prevenzione dell’Alienazione Genitoriale è importante riconoscere gli adulti con tendenze alienanti in modo da adottare le necessarie misure di protezione dei bambini.· Il dr. D. Darnall nel libro Divorce Casualties propone di dividere i genitori alienanti in tre livelli (dal meno grave al più grave): moderato, attivo, ossessionato di cui descrive le caratteristiche principali. · Il prof. R. Gardner propone una simile divisione in tre livelli (debole, moderato, grave) secondo la seguente tabella [fonte: The International Handbook of Parental Alienation Syndrome]
È ossessionato dal distruggere la relazione dei figli con l’altro genitore; I nonni alienatori“Nella nostra ampia casistica abbiamo riscontrato, nella quasi totalità delle situazioni, un forte coinvolgimento dei nonni nell’azione di alienazione del minore. La programmazione del bambino contro uno dei due genitori viene agita non solo dal genitore affidatario, bensì dall’intero entouragefamiliare di questo. In molti casi l’azione della nonna materna è risultata marcatamente più pregnante di quella operata dalla madre stessa. [...] Se i nonni giocano un ruolo tanto importante in famiglie normali, è facile comprendere cosa accada in famiglie separate. Il genitore affidatario, privato necessariamente del sostegno del coniuge nella cura e nell’accudimento dei figli, ancora di più ricorrerà all’aiuto della sua famiglia d’origine. Non di rado vi è un riavvicinamento anche fisico (con il trasloco in abitazione vicina a quella dei nonni o addirittura con il rientro nella casa d’origine). Può succedere quindi che il genitore affidatario in realtà abdichi al suo ruolo di genitore, tornando ad essere figlio e lasciando che il proprio bambino sia “filiato” dai nonni (per i quali il rientro in casa della figlia con un bimbo piccolo molto spesso coincide con una vera e propria rinascita, con una seconda gioventù). In questi casi è frequente osservare relazioni genitore-bambino che assomigliano molto più a rapporti tra fratelli, mentre l’autorità genitoriale spetta ai nonni. Già Haley (1985) aveva notato che in situazioni simili la nonna tende ad essere dominante, mentre la mamma lascia che sia la propria madre a prendersi cura del figlio.Soprattutto in queste situazioni è possibile che l’azione alienante sia agita principalmente dai nonni. [...] Nelle famiglie in cui si assiste, dopo la separazione dei genitori, all’alienazione del bambino al padre è ricorrente un’organizzazione familiare di stampo fortemente matriarcale: in questi nuclei sono le donne ad avere il potere mentre i maschi sono solitamente figure accessorie, secondarie, di scarso prestigio. [...]” [Estratto dalla sezione 3.1.3 pag. 44 di “La Sindrome da Alienazione Genitoriale (PAS)”, Guglielmo Gulotta, Adele Cavesan, Moira Liberatore, Collana di Psicologia Giuridica e Criminale] |
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| Ultimo aggiornamento ( vendredi 11 novembre 2011 ) |
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Per la prevenzione dell’Alienazione Genitoriale è importante riconoscere gli adulti con tendenze alienanti in modo da adottare le necessarie misure di protezione dei bambini.
“Non voglio che tu dica a papà che ho guadagnato questo extra. Con la miseria che mi paga di mantenimento per te non posso portarti a Gardaland”. La maggior parte dei genitori che, dopo la sentenza, ritornano dai giudici per modificare gli orari di visita sono alienatori attivi. Essi sanno che i bambini hanno bisogno di entrambi i genitori, ma non riescono a controllare le loro frustrazioni. Quando qualcosa le scatena, agiscono in modo da rinforzare l’alienazione contro l’altro genitore. Dopo aver riacquistato il controllo, si sentono in colpa per ciò che hanno fatto e cercano di compensarlo. Oscillare fra l’impulso di alienare e poi riparare il danno è il segno distintivo dell’alienatore attivo. Pensano bene, ma perdono il controllo sopraffatti dall’intensità dei loro sentimenti. Le caratteristiche di un alienatore attivo sono:
“Amo i miei figli. Se i Giudici non li proteggono dal loro padre abusante, lo farò io. Anche se non li ha mai abusati, lo farà. I bambini hanno paura del loro padre. Se non vogliono vederlo, non sarò io ad obbligarli. Sono abbastanza adulti da decidere da soli”. L’alienatore ossessionato è un genitore (o talvolta un nonno), con uno scopo: allineare alla propria causa i figli, tramite una campagna volta a distruggere la loro relazione con il genitore da colpire. L’alienatore ossessionato non distingue i propri sentimenti e le proprie idee da quelle dei figli. L’alienazione è un processo che richiede tempo, ma per un bambino (specialmente se piccolo) è impossibile resistere. Spesso comincia dopo la sentenza di separazione. L’alienatore ossessionato è accecato da odio e sentimenti negativi contro l’altro genitore, la cui ragione può anche essere inizialmente giustificata. Potrebbero essere stati traditi, picchiati, imbrogliati. Il problema nasce quando questi sentimenti, invece di placarsi, si riaccendono essendoci dei figli in comune. Dover parlare con l’altro genitore ricorda il passato e fa scattare l’odio. Sono intrappolati e non riescono ad uscirne. Le caratteristiche dell’alienatore ossessionato sono:
Può succedere quindi che il genitore affidatario in realtà abdichi al suo ruolo di genitore, tornando ad essere figlio e lasciando che il proprio bambino sia “filiato” dai nonni (per i quali il rientro in casa della figlia con un bimbo piccolo molto spesso coincide con una vera e propria rinascita, con una seconda gioventù). In questi casi è frequente osservare relazioni genitore-bambino che assomigliano molto più a rapporti tra fratelli, mentre l’autorità genitoriale spetta ai nonni. Già Haley (1985) aveva notato che in situazioni simili la nonna tende ad essere dominante, mentre la mamma lascia che sia la propria madre a prendersi cura del figlio.